20/06/2013

Storia dell’Anatra Nana

L’Anatra Nana è un’anatra simpatica e dolce, il viso rotondo, gli occhi grandi, il chiacchiericcio simpatico della femmina scaturiscono da sempre forti sentimenti in noi allevatori, tali perché ricordano visi e gesti infantili.

Partiamo dal nome, nello standard italiano è denominata Anatra Nana, in Francia “Canard Mignon” in Inghilterra “Call Duck”. I termini “mignon a becco corto” sono erronei, quindi da eliminare dalla letteratura. Gli elementi distintivi sono la taglia ridotta, meno della metà di un’anatra smeraldo, la rotondità della testa, il becco corto, massimo 3 cm e il verso acuto, forte e prolungato della femmina.

Il peso è un problema non da sottovalutare, lo standard inglese prevede un peso massimo di 0,7 kg per i maschi e 0,6 kg per le femmine, in Germania il peso massimo accettato è di 1 kg. Purtroppo queste differenze sono sostanziali e determinano spesso confusione tra gli allevatori e tra i giudici.

L’Anatra Nana, insieme all’Anatra Becco Curvo, e al’’anatra Ciuffata è forse la più famosa anatra olandese, attualmente è molto diffusa, selezionata e studiata in Inghilterra e in particolare negli Stati Uniti. Ma l’origine della selezione che noi conosciamo, anche se alquanto nebulosa, è indiscutibilmente da riportare nei Paesi Bassi. La “Dutch Call Duck” o “Dutch Dwark Duck” arrivò in Uk prima del 1851 e negli Usa attorno al 1884. Molto probabilmente però, la vera origine delle nostre Anatre Nane è come per la Corritrice Indiana e la Pechino, l’estremo Oriente. Non possiamo escludere questo, in quell’area, infatti, migliaia di allevatori hanno lavorato per millenni ponendo le basi della nostra moderna avicoltura. Le potenze coloniali inglese e olandese sono stati poi i mezzi che hanno consentito di importare nel nostro continente queste linee genetiche, che verranno in due secoli perfezionate dagli allevatori europei.

Nel 1678 Francis Willughby, ornitologo e naturalista inglese, scrisse nel suo “Ornithologie” che venivano utilizzate delle anatre, dette “Coy-ducks”, come richiamo dai cacciatori olandesi per la caccia agli acquatici selvatici. In pratica queste “Coy-ducks” venivano inserite in gabbie ad imbuto, con l’intento di richiamare con il canto frenetico e assordante i maschi di anatra selvatici, che una volta entrati dentro alle trappole, venivano catturati e uccisi dai cacciatori. Da qui il termine olandese “De Kooy” che significa “gabbia”, con il quale venivano chiamate queste anatre.

Dal termine “De Kooy” deriva il termine inglese “Decoy” che significa appunto “richiamo”. Le Anatre Nane divennero molto popolari in Olanda verso i primi dell’Ottocento. Questa breve ed intensa diffusione, in Europa, può essere la dimostrazione che l’origine è esterna al nostro continente e prova del fatto che arrivarono dall’estremo oriente già con queste caratteristiche. Non è da escludere che l’origine iniziale di questa anatra sia il Giappone e che gli allevatori giapponesi abbiano utilizzato nella loro creazione anche incroci con il Germano di Laysan (Anas laysanensis). Le minute dimensioni del Germano di Laysan e il verso acuto, stridente e prolungato della femmina ricordano senza dubbio il verso delle femmine dell’Anatra Nana. Una relazione forse nemmeno troppo antica tra le due razze è quindi possibile.

In Inghilterra si inizia a parlare delle Anatre Nane o “Call Duck” alla metà dell’Ottocento, anche qui allevate e utilizzate come richiamo. All’epoca le colorazioni erano poche, probabilmente solo il bianco e il selvatico.

Dai primi nel Novecento e per settant’anni le Anatre Nane scomparvero dalla letteratura ornitologica e dagli allevamenti anglosassoni, con la quasi unica eccezione di Reginald Appleyard, uno dei principali allevatori inglesi del secolo scorso. Rimasero però abbastanza comuni in Olanda. Probabilmente la fine dell’utilizzo come anatre da richiamo, le portò sull’orlo dell’estinzione.

Dal 1964 iniziarono significative importazioni delle Anatre Nane dall’Olanda verso l’Inghilterra. Si trattava di un tipo differente di Anatra Nana, molto piccolo, minuto con un becco molto corto. Tra i primi anni Settanta e la fine del secolo scorso ci fu un rifiorire di allevamenti e colorazioni, una rinascita delle Anatre Nane, tantissimi allevatori in Uk negli Usa e in Europa lavorarono a stretto contatto ridando fertilità e fissando definitivamente questa razza. Molte le colorazioni che furono introdotte e standardizzate: bianco, nero, selvatico, blu giallo, pezzato, blu, lavanda, “blue fawn”, “apricot”, argento selvatico, blu e nero con bavetta…

Le importazioni dall’Olanda e la selezione effettuata tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta rivoluzionarono la forma dell’Anatra Nana, riducendo il corpo, arrotondando la testa e accorciando il becco.

Bisogna a mio avviso fare un paio di precisazioni, l’Anatra Nana prende il suo nome dalle ridotte dimensioni del corpo, del becco e dalla rotondità quasi perfetta della testa, lo standard tedesco è a mio avviso una selezione che tradisce le particolarità di questa razza. Bisognerà decidere se riunire i due standard oppure decidere se separarli definitivamente. Infine a mio avviso nelle caratteristiche fondamentali dell’Anatra Nana sopra descritte, gioca un ruolo importate l’alimentazione durante la crescita, come tutti gli animali “nani” bisogna alimentarli con un mangime povero di proteine, se no si corre il rischio di perdere le esatte caratteristiche dell’anatra.

Noi alleviamo varie colorazioni dell’Anatra Nana, di ceppo inglese. Si tratta di un’anatra abbastanza prolifica, che produce una cinquantina di uova all’anno e di norma non ha problemi di fertilità. Si riproduce molto bene, sia lasciando le femmine covare, sia utilizzando balie o incubatrici. Il vispo e acuto “chiacchiericcio” della femmina è uno degli aspetti più famosi di questa meravigliosa anatra.

Si tratta di una razza bellissima e in certi suoi aspetti e caratteristiche risulta essere anche commuovente, capita spesso di “imprintarsi” in maniera leggera con gli umani. Un simpatico fenomeno avviene quando si tarda per vari motivi la somministrazione quotidiana del cibo, in questi casi se riconoscono l’allevatore, lo accompagnano con un frenetico “chiamarsi” che diventa virale tra le altre femmine formando un coro degno di un’opera lirica!

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