Che cosa mangiano le galline? e le anatre?

Che cosa mangiano le galline? e le anatre?

Ecco a voi un nostro articolo con tutti i nostri consigli riguardo all’alimentazione di galline,tacchini, anatre e oche.

L’alimentazione degli avicoli è in funzione di alcuni semplici parametri: specie e razza, età e momento della vita riproduttiva dell’animale.

I mangimi invece si possono far approssimativamente racchiudere in due grandi famiglie: i mangimi unifeed o “piatto unico” e i misti granaglie. La distinzione è semplice anche per un laico, nei primi è impossibile osservare alcun cereale o legume in quanto vengono sistematicamente polverizzati e pellettati mentre nei secondi non è solo possibile ma anche immediato riconoscere le varie tipologie di cariossidi.

Entrambe le tipologie hanno pregi e difetti, ad esempio l’unifeed non da all’animale la possibilità di scegliere e quindi scartare alcune tipologie di cariossidi, ciò assicura la completa fruizione di tutti i componenti presenti nel mangime senza rischiare carenze nella dieta.

È possibile inoltre che le aziende inseriscano all’interno anche principi attivi volti a contrastare ad esempio coccidi e vermi al fine di garantirne una più facile somministrazione e risultati migliori. Al contempo è necessario porre completa fiducia nell’azienda che lo ha prodotto e nella veridicità dei valori riportati sul cartellino cucito nel sacco.

Viceversa il mangime composto da granaglie permette all’allevatore la possibilità di constatare l’effettiva presenza delle tipologie di cereali e legumi e stimarne la relativa quantità.

Regine del cartellino, nonché le principali colpevoli del prezzo al quintale sono le proteine grezze. Quasi nella totalità dei casi provengono da leguminose quali in primis la soia, seguita a debita distanza da favini e piselli. Queste piante appartengono alla famiglia delle Fabaceae ed hanno la capacità, tramite una simbiosi con un batterio (Rhizobium leguminosarum) di fissare l’azoto atmosferico e renderlo disponibile alla pianta che a sua volta ricambia proteggendo la popolazione batterica all’interno di galle e nutrendola con la sua linfa elaborata. Purtroppo queste piante sono caratterizzate da scarse produzioni per Ha (ad esempio la soia si attesta indicativamente sui 35 q.li/Ha) e ciò ne aumenta notevolmente il costo.

La quantità di proteina grezza (Pg) è il principale parametro da controllare al momento dell’acquisto del mangime che andrà ponderata sull’età, la specie/razza e il momento della carriera riproduttiva in cui si trova l’animale. Ad esempio nelle prime due settimane di vita arriveremo a tenori elevatissimi di Pg nell’ordine anche del trenta per cento sul tal quale, che andrà via via riducendosi con la crescita dell’animale fino ad attestarsi attorno al diciotto per cento in mantenimento, ovvero in animali in cui i fabbisogni di crescita o deposizione sono a zero.

Un appunto sul cartellino. L’espressione dei valori che lo compongo che seppur sempre espressi in termini percentuale sono riferiti a due totali diversi. In un caso si riferiscono al “Tal quale” ovvero all’intero contenuto del sacco e quindi anche della sua umidità che generalmente si attesta in una decina di punti percentuale, mentre nel secondo caso i valori vengono riferiti alla “Sostanza Secca” o “S.S.” che altro non è che il contenuto del sacco previamente disidratato.

Purtroppo è bene ricordare che proprio eccessi di Pg nel primo periodo di vita sono probabilmente causa di una dismetabolia chiamata “ala d’angelo” che si manifesta con una o addirittura entrambe le due “manus” (la parte ossea terminale dell’ala) rivolte verso l’alto. Questa malformazione causata da un eccessivo sviluppo della parte muscolare che va a gravare sull’ancora poco sviluppato osso è perenne e oltre a causare un deprezzamento dell’animale gli impedirà per sempre la capacità di volare. Per ovviare a ciò, soprattutto nelle specie selvatiche, è imperativo integrare al mangime di primo periodo una parte “verde” composta da ortaggi a foglia larga (insalata o radicchio) e scarti dell’orto.

In caso di razze ovaiole nel periodo antecedente l’inizio della deposizione sarà corretto aumentare la quantità di calcio nella dieta e mantenere questa integrazione per tutta la stagione riproduttiva e anche per tutto il mese successivo. L’animale infatti risulterà fisicamente provato dallo sforzo dell’enorme deposizione poiché il calcio utilizzato per la produzione della uova proviene ovviamente dalla dieta ma anche dalla struttura ossea della stessa femmina debilitandola.

Meritano inoltre un accenno due importantissimo amminoacidi essenziale che non dovranno mai mancare nella dieta: la lisina e la metionina. La prima è comune nelle leguminose e assente nei cereali, fondamentale a diversi processi fisiologici e alla sintesi della vitamina B3. La metionina è anch’essa un amminoacido essenziale comune nei cerali ma scarsamente presente nelle leguminose. È importante la presenza di queste due molecole e più in generale di tutti gli amminoacidi essenziali poiché la mancanza anche solo di uno di questi farebbe crollare il “valore biologico” (VB) delle proteine di cui fanno parte vanificando almeno in parte la qualità della razione e andando a compromettere il metabolismo e quindi la salute dell’avicolo.

Personalmente non ho mai impiegato i cosiddetti “pastoni” nella dieta degli avicoli ma posso garantirne l’elevata appetibilità. Però è buona pratica eliminare gli eventuali residui presenti nel trogolo per evitare che fermentando producano sostanze pericolose.

Un esempio di valori che un cartellino di un buon mangime per anatre riproduttrici deve riportare sono i seguenti:

Composizione: granoturco, soia tostata, farina di frumento, CaCO3 , girasole decorticato, frumento, lievito di birra, fosfato bicalcico e bicarbonato di sodio.

Componenti analitici % sul Tal Quale.

Umidità: 13%, Proteina grezza: 16%, Oli e grassi grezzi: 4%, Cellulosa grezza: 4%, Ceneri grezze: 10.5%, Ca: 2.8%, F: 0.7%, lisina: 0.8%, metionina: 0.45%.

Speriamo di esservi stati utili.


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